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The ATA Conference: Impressions of a First-time Attendee

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Intervento di Gianni Davico sul sito dell'ILD dell'ATA

Abstract

Alcune note sull'ultima ATA Conference tenutasi a Toronto lo scorso ottobre, con spunti di riflessione sul futuro del nostro mercato e una disamina dei benefici che la partecipazione può portare ai traduttori.



Biografia

Gianni Davico è socio fondatore di Tesi & testi, societá di traduzioni con sede a Torino. Osserva da anni il mondo delle traduzioni: suoi articoli sono apparsi tra l'altro su "Tradurre", la newsletter dell'Italian Language Division dell'ATA. Ha appena pubblicato un libro sull'industria della traduzione in Italia.



Mi è capitata una brutta esperienza a Toronto (è stata per la veritá l'unica: tutto il resto è stato semplicemente perfetto, come dirò in dettaglio fra poco): ho dimenticato una borsa in un taxi. Dal momento che il conducente del taxi ha riportato indietro la borsa senza il suo contenuto, sono andato alla polizia per denunciare il furto. Quando ho detto al poliziotto che sono amministratore di un'agenzia di traduzioni, mi ha guardato come se un marziano gli si fosse appena parato davanti agli occhi. Poi ha scosso la testa rinunciando a commentare, ma si vedeva benissimo che pensava "questo è matto".

Ho immediatamente collegato l'accaduto a quanto Leah Ruggiero ha esortato a fare durante l'incontro dedicato a coloro che per la prima volta frequentavano la conferenza ATA: "Bisogna che noi tutti facciamo sapere alle persone con cui entriamo in contatto in che cosa consiste il nostro lavoro. Bisogna che facciamo conoscere i benefici che può portare alla societá nel suo complesso". Del resto questo è quanto da tempo va con grazia predicando Chris Durban con la sua rubrica Onionskin, tenuta sul The ATA Chronicle e sull'ITI Bulletin. Ed è anche il messaggio lanciato dal Co-Chair del PR ATA Committee, Kevin Hendzel, sia in un bel discorso tenuto alla conferenza stessa, sia e soprattutto come sforzo continuo di informazione da parte dell'ATA verso i media. Sforzo che peraltro, come testimonia la copertura data dai media stessi all'ATA in particolare e alla traduzione in generale, sta dando dei risultati notevoli.

L'ultima conferenza (Toronto, 13-16 ottobre 2004), che per me è stata la prima, è stata eccellente sotto tutti i punti di vista: un'opportunitá meravigliosa, per noi appartenenti a questo fantastico e terribile mondo, di imparare, fare nuove conoscenze incontrando altri traduttori, titolari di agenzie, persone a vario titolo coinvolte nel nostro settore, e anche concorrenti - magari per una volta vedendoli non come il nemico ma come un potenziale alleato. E, soprattutto, a tutti è stata data l'opportunitá di crescere - e questo credo sia grandioso.

L'organizzazione puntuale mi ha positivamente impressionato: tutto, a partire dall'accoglienza, era molto ben strutturato e chiaro. In particolare, ho trovato molto utile (e simpatico!) che tutti (o quasi) avessero il badge al collo, che indicava nome e cognome, provenienza e lingue conosciute: questo ha favorito enormemente i contatti e dunque gli scambi di opinioni. Ed era buffo andare in giro scrutando non il volto ma il badge delle persone! :-)

In ogni caso, sono stati innumerevoli i momenti in cui c'era la possibilitá di conversare in maniera informale e rilassata sia con gli altri partecipanti, sia con i rappresentanti dell'ATA - in particolare durante il Breakfast with the Board. Anche per ciò va un plauso all'organizzazione.

Tra gli eventi collaterali, ho notato che sono stati molto apprezzati il Job Marketplace - ovvero la possibilitá per tutti di poter esporre i propri biglietti da visita e il proprio résumé -, e la Exhibit Hall, ovvero il contatto con agenzie che cercavano traduttori e con aziende del settore (come software house, editori tecnici e così via).

Le quasi 180 sessioni erano dedicate a 12 lingue e 14 specializzazioni diverse: ce n'erano dunque per tutti i gusti, ed è chiaramente impossibile per una persona sola darne conto in maniera estesa e approfondita. Del resto il sito descrive tutti gli interventi con un buon grado di dettaglio. Mi soffermerò dunque, per dir così, sul mio campo di specializzazione (le agenzie); parlerò poi di un tema che mi è geograficamente vicino, ovvero la situazione italiana in rapporto a quanto accade negli USA.

Per quanto riguarda il primo punto, ho apprezzato soprattutto quattro tra i dieci eventi dedicati in maniera specifica alle agenzie. Li elenco, in ordine di importanza decrescente che secondo me possono avere avuto per le agenzie.

1. Quality-First Management in the Translation and Localization Industry, tenuto da Randall Morgan: perché è importante che la qualitá sia curata in ogni aspetto e in tutte le fasi del processo, e che il project manager rimanga sempre in controllo della situazione, senza cedere ad esempio alle pressioni dei clienti che hanno urgenza di una data traduzione.
2. Targeting and Profiling Translation Clients, di Renato Beninatto: un'introduzione alle tecniche di gestione delle vendite per le agenzie di traduzione, con alcuni suggerimenti per la profilazione dei clienti. Uno sguardo disincantato e nello stesso tempo concreto al nostro mercato.
3. Raising the Bar: Optimizing the Agency-Subcontractor Relationship for Ultimate Client Satisfaction, di Scott Bass e Keiran Dunne: intervento che ha toccato molti temi di attualitá, tra i quali la crescente dipendenza della traduzione dagli strumenti informatici, la qualitá definita come soddisfazione del cliente e il rapporto di collaborazione proattivo tra agenzia e traduttore al fine di offrire un servizio di eccellenza al cliente finale.
4. Guerilla Marketing for Translation Agencies, di Greg Churilov: sebbene questo intervento non presentasse dei concetti rivoluzionari, ha tuttavia avuto il merito di mettere l'accento sul marketing dei nostri servizi - che, alla fine, non è altro che puro e semplice buon senso.

Circa il secondo punto, sebbene il Translation Company Division Annual Meeting fosse un incontro importante, ho trovato che mancasse di vera ispirazione e di un reale tema conduttore. Si sono comunque trattati alcuni argomenti significativi, che andrebbero probabilmente sviluppati in maniera ulteriore: per esempio la necessitá di unire le forze per rimanere competitivi in un mercato che cambia di continuo. è stata anche un'importante opportunitá di incontro tra le agenzie. Tuttavia, ritengo che la struttura andrebbe riconsiderata e potenziata, per poter essere sfruttata al massimo.

Ho notato anche serpeggiare qua e lá una certa frizione tra agenzie e traduttori. Vecchia questione, mi si dirá. Certo, ma è un dato di fatto che le agenzie fanno parte dell'ATA a tutti gli effetti e, se l'ATA non prende una posizione ufficiale (per esempio bandendole dall'associazione), la tensione non potrá cessare. Va detto che in Italia (ma più in generale in Europa; e qui vengo al secondo punto) su questo tema specifico la posizione è differente, ovvero le due entitá sono separate. Per esempio, nel caso dell'Italia la principale associazione di traduttori è l'AITI, mentre il punto di riferimento per le agenzie è la Feder.Cen.Tr.I.: due soggetti del tutto distinti, con obiettivi differenti tra di loro. Magari questa potrebbe essere una via percorribile anche in America.

Inoltre, la mia provenienza italiana mi ha permesso di rilevare - da un'angolazione differente rispetto a quella americana (sto semplificando) - come i problemi e le opportunitá siano esattamente gli stessi al di qua come al di lá dell'Atlantico. Di più: ora che l'Unione Europea inizia davvero a prendere piede, e quindi l'America si trova a fare i conti non più con singoli stati ma con un insieme di essi, i rapporti diventano più equilibrati. E dunque l'America ha ora molto da imparare dall'Europa (l'inverso era e rimane un punto indiscutibile): e ho incontrato molte persone lungimiranti che sono desiderose di scambiare le loro impressioni ed esperienze con i colleghi d'oltreoceano.

In conclusione, mi sembra un'esperienza assolutamente consigliabile per un traduttore (ma anche per chi lavora all'interno di un'agenzia), così come per chi proviene dall'estero: più di un quarto del totale dei partecipanti giungeva infatti dal di fuori degli Stati Uniti, a significare l'enorme importanza che questo evento rappresenta nel mondo delle traduzioni. Per tutti i traduttori: uscire dal guscio fa bene, arricchisce, stimola la riflessione e permette di vedere con più serenitá il proprio mestiere e il proprio mercato.

Ci vediamo a Seattle!

Gianni Davico